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Editoriale / «Amici dell’elettore», una favola attuale

16 marzo 2005 17:37

In campagna elettorale il magliese si ritrova ovunque “amici”. Per trattare, a modo suo, del vero concetto di amicizia MaglieWeb ha scritto una favola molto attuale che in questo periodo che precede le elezioni si contamina, a volte piacevolmente, altre con qualche licenza letteraria per par-conditio, dei cognomi dei candidati alle amministrative del 3 e 4 aprile 2005.

Premessa: I cognomi doppi sono stati inseriti una sola volta. Nessun riferimento ai cognomi indicati è stato scritto con riferimento ai candidati reali ma tutti i cognomi sono stati inseriti nel testo solo ed esclusivamente per la “vicinanza” linguistica del testo che sottintendono o sostituiscono.
(versione aggiornata al 16/3/05 contenente tutti, ma proprio tutti, i cognomi dei candidati alle prossime elezioni Amministrative!)

C’era una volta,
in una terra lontana lontana in un angolo incantevole dell’univURSO dove il mare SELLERInomato ABBRACCIAVENTO e nell’aria si sente un forte profumo di GERARDI DE_MAGGIO… in quella terra dove una volta vivevano i GAETANI BERGAMASCHI, c’era una DOLCE BALENA chiamata Politica ma che tutti chiamavano, e pure noi chiameremo, Lìtica. Questa aveva tanti amici: DE_GIUSEPPE, DE_LUCA, DE_GIOVANNI, STEFANIZZI, DE_IACOpo, VALENTINIa, DE_GIORGIo, ANDREANO, NICOLINIo, RUBERTIo. A tutti andava raccontando il suo sogno di una vita: un viaggio in MONTAGNA, alle sorgenti di ACQUAVIVA, PALAMA’ sta il suo amico PRETE MONTAGNOLO, ma nessuno voleva mai accettare il suo invito e le rispondevano: «VANESIO da sola!». A nulla serviva il suo tam-TAMBORINO propagandistico.
Un SABATO di MAGGIO decise di camminare lungo la COSTA e di fermare chiunque per strada, proponendo a degli sconosciuti di voler condividere il suo sogno. «Che BELLO!» dissero 2 TREGLIA di mare incontrate su una barca là vicino e alle quali Lìtica aveva messo la PUCE nell’orecchio. In tre ripresero a cammianare, con Lìtica a CAPOCELLI delle tre, ma era tardi ormai ed era quasi GIANNOTTI. Le tre non demorsero e continuarono a camminare a DE LUME’ di candela con la cera che NICOLINIava per terra. Nessuno voleva accettare l’invito e quando stavano per abbandonare l’impresa TROVE’rono tre CONTI CALVI, viaggiatori eSPERTI: un RIZZO GRECO DE_CICCOne, un DE_DONNO FIORENTINO con un DE_CAGNA al guinzaglio, un NEGRO RUSSO dal BELVISO e dallo SPIRITO da LEONE.
«Accetto!» disse il primo continuando a mangiare una fetta di MELLONE senza sBUCCIarla. «Ti voglio BENE. Se non avessi la fede GIANNUZZIale al dito ti sposerei pure – ribattè il secondo odorando MAGGIORANO – Quando partiamo? a PASCA o a NATALI?». Subito intervenne il terzo: «Ci sto. Dove andremo? A GALATIna, in LOMBARDIa, a CAPOBIANCO o a PATSIMAS?». Lìtica sbottò: «CITTI, non avete CAPUTO niente! Un ABATE PELLEGRINO mi ha detto che DE PASCALIS non ci conviene andare, è una BORGIA AGROSI’ grande che rischia di essere un vero BIASCO». E continuando: «Comunque TOMAni vado dall’agenzia CHIRIATTI&CALIGNANO e VERRIfico che ci siano posti. PRIMICERIano e se abbiamo CULIERSI li troviamo pure ora».
I nostri amici si erano incontrati da poco eppure cominciarono a far sùbito programmi: «Io mi porto una POLO con sopra STAMPETE un PALUMBO PICCINNO» disse un conte. E subito l’altro: «Io una MAGLIO a PAGLIALONGA». In quel mentre suonò il telefonino alla nostra amica Lìtica: «Pronto?» Era RICCARDO, un RIZZO del GIORDANO: «Ciao Lìtica, ti do una brutta notizia». «Che CEZZA è successo?» incalzò preoccupata Lìtica. Dall’altra parte del telefono si continuò a parlare: «Non è ancora certo ma FERSINI ad ADAMUCCIO, PAPA(_)DIA STEFANELLI, quello pluriDI_CORATO per aver fatto la prima FINGUERRA mondiale, gli faranno l’ANASTASIA e TRONCIeranno i MINOSI con uno SCARPELLO. Ci sono degli oLEZZI di PUZZOVIO, una malattia provocata dai GRASSI DELLE_SIDE». Inutile dire che Lìtica rimase DE PIETRO. E a poco servirono le rassicurazioni dall’altra parte del telefonino: «Comunque è stato AVANTAGGIATO perché si trovava sulla ZOLLINO di terra vicino casa. Ritornerà nuovo di ZECCA». Ancora tenendosi il volto CHIRILLIacrimante Lìtica disse: «MOSCAGGIURIami che si riprenderà!». E Lìtica fu rassicurata anche se rimase, come è ovvio, con l’aMARSELLA in bocca.
Lìtica non se la sentì più di partire in vacanza e provava pure sensi di colpa con quegli sconosciuti per aver promesso loro qualcosa che non si sarebbe più fatto per causa sua: «GIANNUZZIone!» ripeteva petulante dispiaciuta. «CARIGNANI amici, è da GALLONE partire ora, mi ricordo i miei tagli CESARI e LIO so come ci si sente» fu la solidarietà della prima incontrata. «STICCHIamo qui ogni discorso sulla partenza» fu la decisione. E ancora dissero per consolare Lìtica in lacrime: «Anche il nostro dispiacere è FITTO ed è ovvio che CONVENGA reinviare» aggiunsero senza SFORZA, molto NUTRICATI, i nuovi amici di Lìtica. «RESTIamo che quando sarà guarito il tuo amico PORTALURI pure lui con noi e se non potrà camminare diremo a MASTROGIOVANNI di costruire una CARROZZINIa di legno MASELLI e rivestita di PALMA e da DELL’ETERE. La LAVIANO per bene e la faremo sollevare da terra da dei PUCElli o dei PALOMBA perchè non prenda urti e non si amMACAGNANO le ferite coperte dalla GARZIA. Per farlo sedere ci porteremo pure uno sGABELLONE». Insistettero così tanto quegli amici di voler essere suoi SEVIROLI che Lìtica accettò.
MORANI della favola: E’ proprio vero come gli amici VINCENTI PAIANO al momento del bisogno ma è altrettanto inCONTESTABILE che è bene che BENGASI sempre nuovi amici.