Editoriale n. 28 / La transumanza
Ne sono partiti di treni da quel lontano sviluppo industriale del nord. Quanti genitori hanno preparato ai propri figli la valigia di cartone, assicurata con la corda per non farne uscire gli odori e i profumi di quella Puglia che portavano con loro, per farli sentire meno soli. Crogiolavano in cuor loro la speranza di vederli tornare, presto, più ricchi e “sistemati”, con quei soldi frutto di un lavoro sudato da cittadini onesti ed educati.
Di quei figli, partiti per il nord, per Svizzera e Germania, pochi sono tornati. Gli altri hanno sofferto ma si sono adattati, hanno pagato lo scotto di essere meridionali, terroni, ma si sono “sistemati”. Hanno “trovato” moglie, hanno creato una famiglia, hanno dato un futuro ai propri figli e per assicurare un futuro più roseo del loro non hanno fatto più rientro nella terra natia. Nel cuore hanno sempre conservato il nostalgico ricordo di quella terra, orgogliosi di essere salentini, hanno continuato ad ascoltare la pizzica. Puntualmente quando i colleghi di lavoro andavano all’estero per le vacanze loro sono tornati al Sud a ritrovare familiari, amici, luoghi, profumi, sapori.
Quell’espresso la sera da Lecce parte ancora oggi, ogni sera. E’ sempre lo stesso, hanno ritinteggiato gli esterni e rifoderato i sedili ma, un po’ più vecchio, è sempre lo stesso. Non si va più su per la Fiat, ma il “ricco nord-est” è ancora per molti, troppi, il miraggio di un futuro migliore. Ora di valigie di cartone non se ne vedono più; ci sono i trolley e le valigie “con le ruote”. Il contenuto è per tutti sempre lo stesso: vasetti e prodotti “fatti a casa”, ancora una volta profumi e sapori di Sud. Valigie gonfie di maglioni perchè al nord, per noi gente del Sud, c’è ancora l’idea che faccia freddo. E freddo fa ma è il freddo degli affetti, delle emozioni che i cangianti colori della pietra leccese regalano ai fortunati che in quella terra salentina ci restano anche per lavorare.
Chi va via dal leccese ne conserva vivi i ricordi nella mente, si ritrova e fa gruppo “fuori” e ogni occasione è buona per tornarci. Basta un giorno di chiusura in più della fabbrica in cui si lavora, un esame superato all’università e al Sud si torna. Per poco ma me vale sempre la pena: un abbraccio, un bacio e di nuovo via verso il Nord.
E’ lunga quest’italia! Lunga per chi vuole arrivare presto al Sud e a volte quella strada che divide e unisce si fa beffa dei sentimenti, del cuore, dei sorrisi.
Che strani questi italiani. Hanno tanti problemi per la testa e non capiscono che a noi, Salentini, basta poco per farci contenti: un lavoro, uno stipendio che ci consenta di campare e la nostra terra. Che strani questi politici. A noi non ci interessa viaggiare; noi il mare ce l’abbiamo “a casa”, noi abbiamo voglia di lavorare; possiamo anche spostarci certo per farlo e da decenni continuiamo a dimostrarvelo. Ma ora… non è forse arrivato il momento di fermare questa transumanza?











